Titolo: "Eguaglianza e Libertà - La Resistenza negata - Nun si parti! - Donne di mafia"
Autori: Annabella Cerliani, Fortunato Calvino, Maricla Boggio, Massimo Roberto Beato
A cura di Maricla Boggio
Bulzoni Editore, 2020
SIAD - Società Italiana Autori Drammatici
Teatro italiano contemporaneo

Prima di copertina
Quarta di copertina
Frontespizio
Introduzione
Recensione di Enrico Bernard

Introduzione Un percorso di quasi cento anni
di Maricla Boggio

Passano quasi cento anni fra l’epoca del primo e quella dell’ultimo dei testi di cui è composto il volume.
È un periodo che inizia quando sono vissute le nostre madri e le nostre nonne, e avanza negli anni dimostrando come le donne abbiano compiuto con audacia un percorso che le ha arricchite nelle loro capacità di agire, fino a quelle che ci sono compagne, di poco a precederci o contemporanee a noi.
Il libro, composto di quattro testi teatrali di altrettanti autori, si offre come messa in scena e meditazione di un cambiamento epocale avvenuto in pochi decenni in una società in cui sono state le donne a trascinare gli uomini a nuove forme di collaborazione e di solidarietà.
Il primo testo – “Uguaglianza e Libertà” di Annabella Cerliani – presenta due donne di stampo borghese – Eguaglianza e Libertà –, forse di una città del nord, Milano o Torino, a giudicare dal linguaggio, animate dalla volontà di crearsi una vita piena di interessi liberata dall’incombere maschile, anche se in due diverse accezioni esistenziali, una di sperimentata tradizione e l’altra di intensa volontà di rinnovamento. Soffrono le discriminazioni del fascismo e le privazioni della guerra, i loro compagni rappresentano a loro volta le due facce di una società in cambiamento; ma dalla loro esperienza pagata con il sacrifico su di sé nascerà la figlia Speranza, donna capace di raggiungere la parità dei diritti con gli uomini, determinata a mantenere un dialogo con loro, senza rinunciare alla propria capacità di azione e di giudizio.
Il secondo testo – “La resistenza negata” di Fortunato Calvino – inserisce nel quadro sociale una classe proletaria, dove le donne che fino al momento che precede la guerra sono rimaste confinate a casa a badare alla famiglia: qui si immettono nella lotta per scacciare i tedeschi da Napoli. Le protagoniste della Napoli dei bassi parlano con la forza incisiva del loro linguaggio, dimostrando di non essere da meno degli uomini nel coraggio di combattere; sciolto dalla limitazione della formula borghese, l’amore nei suoi diversi aspetti è mostrato alla luce del sole; vi prendono parte anche i femminnielli, una categoria ai margini della società, che della donna esprimono l’aspetto estetizzante, ma ne assumono tutta la carica passionale dei sentimenti, contribuendo a liberare dal nemico la città. Il racconto di quell’epoca eroica è il messaggio registrato che, ormai vecchio, l’antico partigiano, protagonista della liberazione di Napoli assieme alle donne e ai ragazzi, lascia come eredità al nipote.
Sulla stessa linea di una partecipazione politica si sviluppa il terzo testo, “Nun si parti!” di Maricla Boggio, che della protagonista – Maria –, mostra la crescita intellettuale avvenuta gradualmente attraverso la scoperta della scrittura e l’apertura culturale che ne deriva: da un livello di sottoproletaria, il cui linguaggio è quello affabulante delle favole, nella città di Ragusa ancora in pugno ai fascisti la donna si fa trascinatrice del popolo delle madri, quando sono in gioco le vite dei giovani messi a repentaglio dal governo sabaudo che in un ultimo guizzo li vuole a combattere contro un nemico già vinto. L’insurrezione delle donne libera i ragazzi, ma l’incomprensione dei partiti della sinistra impone l’ingiustizia della prigione. Una volta liberata, Maria è maturata fino a diventare rappresentante delle istanze di una crescita sociale collettiva di cui si farà intensa parte attiva.
Le donne che hanno acquisito i propri diritti nell’ambito della partecipazione politica, se non in quello delle cariche e del potere, emergono in “Donne di mafia” di Massimo Roberto Beato. Sono donne del popolo di Palermo, in dialogo nella ricerca di azioni per contrastare la violenza mafiosa, consapevoli delle difficoltà che essa comporta, seguendone i tristi sviluppi della strage di Capaci con l’assassinio di Falcone e il successivo sacrificio di Borsellino, a cui fa da contraltare il disperato suicidio di Rita Atria. Decidono di digiunare, per “fame di giustizia”, facendosi in piazza esempio della necessità esemplare di un mutamento della società. Teatralmente efficace, la diversificazione dei caratteri di Rosa, Giusi, Piera, Rita le amiche partecipanti, fino al rientro, nel gruppo, di Maria, moglie di un mafioso che dopo una tragica esperienza si unisce alle compagne, fino a diventare testimone di giustizia.

Mc.B.



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