Straordinari stati d'animo, intuizioni, idee politiche pervadono le più di mille lettere che Pirandello scrisse a Marta Abba dal 1925 al 1936, e le tante che a risposta l'attrice mandò a sua volta all'autore.
Interviste, documenti, brani di commedie e di saggi si impastano a questo universo ancora inesplorato, di cui ho cercato di cogliere le rivelazioni estreme e più riposte.
Emerge da queste pagine una ben diversa posizione di Pirandello da quella comunemente attribuitagli rispetto al fascismo, di cui capì ben presto la vacuità; se ne scopre la generosità a proposito di un progetto, da lui ideato e boicottato dal regime, di una rete di teatri regionali da allestire in Italia per dare solidità al teatro; se ne delineano i percorsi artistici, seguendone l'ispirazione via via più nitida dopo un inizio sovente mutuato da accadimenti personali, quando si libera finalmente la creazione - "Quando si è qualcuno", "Trovarsi" nascono da vicende private e riflessioni personali -, mentre "I giganti della montagna" appaiono a tratti nella folgorazione di un'idea, nell'intuizione di una trovata sviluppandosi nel corso di anni, tormentosa aspirazione ad una compiuta poetica contrastata dalle avversità del teatro militante, e proprio per questo autenticamente sofferta e ricercata.
L'aria che si respira attraverso questi pensieri e questi aneliti, in anticipo sui tempi, è europea; il teatro che Pirandello scrive, così costretto dall'angustia di mezzi e di mentalità in patria, prende forza in Germania, in Francia, in America, superando le difficoltà dei climi avvelenati dalle incombenti vicende belliche.
Devozione, schermaglie giocose, ammirazione artistica ed estetica, amarezze professionali e private, passione dei sensi e della mente prendono vita in un altalenare di disperazione e gioia, di incitamento all'ottimismo e di depressione profonda. Ne emergono due personaggi di singolare vitalità e ribellione alle convenzioni, legati alla loro storia personale ma indipendenti da essa nell'esistenza sulla scena.
Del singolare rapporto fra Pirandello e Marta Abba io credo che non si debba indagare con spirito di curiosità, volgare e del tutto inutile. Ciò che il lungo dialogare ci ha rivelato è ben più che l'esaurimento di una risposta che rischia di banalizzare tutto, e lascia spazi al non detto, alle ipotesi, al proseguire al di là delle certezze.
E' una ricerca di fusione fra realtà e metafora, fra le esigenze della quotidianità e l'assoluto che permea queste pagine: della vita che le ispirarono non va infranto il mistero, questo sì soltanto personale e destinato a rimanere segreto.

Nel corso della stagione il testo di Maricla Boggio andrà in scena con la regìa di Ennio Coltorti.

Mc. B.

 

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