AVVENIRE, mercoledì 3 giugno 2009

ORAZIO COSTA, IL TEATRO COME MISSIONE

Andrea Bisicchia

Sono sempre più convinto che i bravi maestri esistano in quanto esistono i bravi allievi e Maricla Boggio, storica allieva di Orazio Costa, da oltre dieci anni e in quattro volumi, ha ricostruito, attraverso appunti, ma anche attraverso l'analisi delle mitiche pagine di «Diario» del Maestro, non solo la sua idea di teatro, fondata sull'uso attento della parola poetica, sulla sua potenza spirituale, in quanto fonte di creazione, sul suo valore religioso, ma anche ~ul modo con cui la parola diventa linguaggio scenico, di cui si fa portavoce l'attore che, "incarnandola", ne diventa il sacerdote, il centro dell'evento teatrale. Nel volume «Orazio Costa prova Amleto» (Bulzoni editore), Maricla Boggio ricostruisce le 160 lezioni dedicate dal Maestro al capolavoro shakesperiano con i suoi ultimi allievi, diventati protagonisti della scena italiana, oltre che del cinema
e della televisione, trattandosi di Alessio Boni, Luigi Lo Cascio, Fabrizio Gifuni, Sandra Toffolatti. Il volume, che fa parte della collana diretta da Franca Angelini e Carmelo Alberti, ricostruisce il sogno di una vita di Costa, quello di mettere in scena «Amleto» senza mai esserci riuscito, benché, sin dal 1946, avesse pensato di realizzarlo con un idea di lettura alquanto affascinante, g,uella che vedeva il principe dI Danimarca plasmato, da fanciullo, dal suo buffone di corte, il solo con cui riusciva a rapportarsi, avendogli insegnato, insieme ai giochi, il senso critico del distacco, la libertà del folle che appartiene soltanto al buffone. Secondo Costa, Yorick non era altro che la molla segreta con cui Amleto riusciva a collegare tutti i momenti delle sue misteriose estrosità. Questa lettura Orazio Costa la mette a base della prima lezione, partendo dalla battuta: «Ahime, povero Yorick ... lo lo conobbi, Orazio, una persona di infinita arguzia, di una fantasia eccellentissima». Su questi due superlativi, Costa costruisce la sua particolare ermeneutica del testo, provando e riprovando, con l'apporto decisivo del metodo mimico, ovvero di quella componente dinamica della recitazione, quasi biomeccanica, che sottolinea l'illimitata plasticità dell' essere umano, e che si differenzia dall'idea di Mejerchol'd proprio per la forte componente spirituale che la contraddistingue. Dietro il lavoro di Costa c'è il magistero di Copeau, di D'Amico, di Apollonio, c'è la volontà di andare "oltre". Maricla Boggio ricorda quando Costa, nel 1964, dedicò il suo corso di Istituzione di regia, proprio all' «Amleto», e come, anche allora, chiedesse agli allievi registi, un'intensa estrosità, sollecitazioni espressive, molta creatività, maggiore attenzione alla parola, perché, diceva, il personaggio e la battuta, fuori dalla battuta c'è solo l'arbitrio.

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LA SICILIA, lunedì 30 marzo 2009

Andrea Bisicchia


“Orazio Csota prova Amleto” libro di Maricla Boggio dedicato al maestro alle prese col personaggio di Shakespeare


Yorick, la molla segreta del dramma

Sono sempre più convinto che i bravi maestri esistono in quanto esistono i bravi allievi. Maricla Boggio, storica allieva di Orazio Costa, da oltre dieci anni e in quattro volumi, ha ricostruito attraverso una serie di appunti, ma anche attravarso l’analisi delle mitiche pagine di Diario del Maestro, non solo la sua idea di teatro, fondata sull’uso attento della parola poetica, sulla sua potenza spirituale, in quanto fonte di creazione, sul suo valore religioso, ma anche sul modo con cui la parola diventa linguaggio scenico, di cui si fa portavoce l’attore che, “incarnandola”, ne diventa il sacerdote, il centro dell’evento teatrale.
Nel volume “Orazio Costa prova Amleto” ( Bulzoni editore, € 25, 00, p. 302) Maricla Boggio ricostruisce le 160 lezioni dedicate dal Maestro al capolavoro shakespeariano con i suoi ultimi allievi, diventati protagonisti della scena italiana, oltre che del cinema e della televisione, trattandosi di Alessio Boni, Luigi Lo Cascio, Fabrizio Gifuni, Sandra Toffolatti, etc. Il volume, che fa parte della collana diretta da Franca Angelini e Carmelo Alberti, ricostruisce il sogno di una vita di Costa, quello di mettere in scena Amleto senza mai esserci riuscito, benché, sin dal 1946, avesse pensato di realizzarlo con un’idea di lettura alquanto affascinante, quella che vedeva il principe di Danimarca plasmato, da fanciullo, dal suo buffone di corte, il solo con cui riusciva a rapportarsi, avendogli insegnato, insieme ai giochi, il senso critico del distacco, la libertà del folle che appartiene soltanto al buffone. Secondo Costa, Yorick non era altro che la molla segreta con cui Amleto riusciva a collegare tutti i momenti delle sue misteriose estrosità.
Questa lettura Orazio Costa la mette a base della prima lezione, partendo dalla battuta: “Ahimè, povero Yorick...Io lo conobbi, Orazio, una persona di un’infinita arguzia, di una fantasia eccellentissima”. Su quesi due superlativi, Costa costruisce la sua particolare ermeneutica del testo, provando e riprovando, con l’apporto decisivo del metodo mimico, ovvero di quella componente dinamica della recitazione, quasi biomeccanica, che sottolinea l’illimitata plasticità dell’essere umano, e che si differenzia dall’idea di Mejerchol’d proprio per la forte componente spirituale che la contraddistingue. Dietro il lavoro di Costa c’è il magistero di Copeau, di D’Amico, di Apollonio, c’è la volontà di andare “oltre”.
Maricla Boggio ricorda quando Costa, nel 1964, dedicò il suo corso di Istituzioni di regia, proprio all’Amleto, e come, anche allora, chiedesse agli allievi registi, un’intensa estrosità, sollecitazioni espressive, molta creatività, maggiore attenzione alla parola, perché, diceva, il personaggio è la battuta, fuori dalla battuta cìè solo l’arbitrio.

Foto giornale


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